Veterinario

Tutti i consigli e tutte le risposte, provengono da Medici Veterinari regolarmente iscritti all’Ordine, si prefiggono di chiarire concetti di carattere generale che riguardano il proprio animale e non intendono sostituire in alcun modo la normale visita ambulatoriale, che e’ la sola  in grado di garantire il miglior  aiuto all’animale che ne abbbisogna.Per inoltrare la tua domanda scrivi a : vetpets@libero.it

CODICE DEONTOLOGICO

CONSIGLIO NAZIONALE FNOVI

Art. 1 – Medico Veterinario – Il Medico Veterinario svolge la propria attività professionale al servizio della collettività e a tutela della salute degli animali e dell’uomo.
In particolare, dedica la sua opera:

  •  alla protezione dell’uomo dai pericoli e danni a lui derivanti dall’ambiente in cui vivono gli animali, dalle malattie degli animali e dal consumo delle derrate o altri prodotti di origine animale;
  •  alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie degli animali e al loro benessere;
  •  alla conservazione e allo sviluppo funzionale del patrimonio zootecnico;
  •  alla conservazione e alla salvaguardia del patrimonio faunistico ispirata ai principi di tutela delle biodiversità, dell’ambiente e della coesistenza compatibile con l’uomo;
  •  alle attività legate alla vita degli animali familiari, da competizione sportiva ed esotici;
  •  alla promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti;
  •  alla promozione di campagne di prevenzione igienico-sanitaria ed educazione per un corretto rapporto uomo-animale;
  •  alle attività collegate alle produzioni alimentari, alla loro corretta gestione e alla valutazione dei rischi connessi.

Art. 2 – Definizione - La deontologia veterinaria è l´insieme dei principi e delle regole che ogni Medico Veterinario deve osservare, e alle quali deve ispirarsi nell´esercizio della professione. L´ignoranza della deontologia veterinaria non esime dalla responsabilità disciplinare.

Art. 3 – Ambito di applicazione - Le norme deontologiche si applicano a tutti i Medici Veterinari nella loro attività, nei loro reciproci rapporti e nei confronti degli utenti.

Art. 4 – Potestà disciplinare - Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche.
Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti, nonchè delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l´infrazione.

Art. 5 – Responsabilità disciplinare - La responsabilità disciplinare deriva dall’inosservanza o dall´ignoranza dei precetti e dalla volontarietà della condotta, anche se omissiva.
Oggetto di specifica valutazione è il comportamento complessivo.

Art. 6 – Attività all´estero e attività in Italia dei Medici Veterinari - Nell´esercizio di attività professionali all´estero, ove consentite, il Medico Veterinario italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche e delle legislazione dello Stato in cui viene svolta l´attività.
Il Medico Veterinario comunitario o di Paese terzo, nell´esercizio dell´attività professionale in Italia, quando questa gli sia consentita, è tenuto alla conoscenza e al rispetto della legislazione e delle norme deontologiche vigenti in Italia.

Art. 7 – Applicabilità - Le disposizioni del presente Codice Deontologico vanno rispettate da ogni iscritto all´Albo professionale, anche da coloro che risultino iscritti all´elenco speciale di cui al D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 e dai cittadini degli Stati membri della comunità europea che abbiano ottenuto l´iscrizione all´Albo ai sensi della legge 8 novembre 1984, n 750 e successive modifiche.

Art. 8 – Inosservanza - L´inosservanza o l´ignoranza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal presente Codice Deontologico costituisce abuso o mancanza nell´esercizio della professione o fatto disdicevole al decoro professionale, perseguibile disciplinarmente ai sensi delle vigenti Leggi.

Art. 9 – Comportamento secondo scienza, coscienza e professionalità – L’esercizio della professione del Medico Veterinario deve ispirarsi a scienza, coscienza e professionalità. Il Medico Veterinario non deve accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza e con assicurazione di mezzi e impegno.

Art. 10 – Dovere di diligenza e prudenza – Il Medico Veterinario deve adempiere ai propri doveri professionali con diligenza e prudenza. E’ tenuto a denunciare all’Ordine ogni tentativo tendente a imporgli comportamenti non conformi al Codice Deontologico, da qualunque parte provenga. Deve a tal proposito mettere l’Ordine nelle condizioni di provvedere alla sua tutela e a quella del decoro professionale.

Art. 11 – Dovere di aggiornamento professionale – E’ dovere del Medico Veterinario curare costantemente la propria preparazione professionale, conservando e accrescendo le conoscenze e le competenze tecnico-scientifiche, etico-deontologiche e gestionali-organizzative con particolare riferimento ai settori nei quali è svolta l’attività. E’ inoltre dovere dello stesso informarsi in merito all’attualità e alla evoluzione professionale ed essere a conoscenza di norme, di leggi e di atti regolamentari di interesse medico veterinario.
Il Medico Veterinario deve, quando richiesto dall’Ordine professionale di competenza e in tutti i casi di interesse disciplinare, ove vengano ipotizzate condizioni di negligenza e/o di cattiva pratica professionale, oggettivare e dimostrare i propri percorsi di aggiornamento.

Art. 12 – Doveri di probità, dignità e decoro – Il Medico Veterinario deve ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro nell’esercizio della professione.

Art. 13 – Doveri di lealtà e correttezza – Il Medico Veterinario deve svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.

Art. 14 – Dovere di indipendenza intellettuale – Nell’esercizio dell’attività professionale il Medico Veterinario ha il dovere di conservare la propria indipendenza intellettuale e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni, prescindendo da religione, razza, nazionalità, ideologia politica e sesso.

Art. 15 – Dovere di segretezza e riservatezza – È dovere primario e fondamentale del Medico Veterinario mantenere il segreto sull’attività prestata e su tutte le informazioni di cui sia venuto a conoscenza a seguito dell’atto professionale, fatti salvi i casi previsti per Legge.

Art. 16 – Dovere di assistenza – Il Medico Veterinario ha l’obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza.

Art. 17 – Dovere di tutela – Il Medico Veterinario è tenuto, nell’esercizio della professione, alla tutela del benessere animale, alla tutela diretta ed indiretta della salute umana dai pericoli provenienti da alimenti di origine animale, da animali e da mangimi.

Art. 18 – Dovere di adempimento previdenziale e fiscale - Il Medico Veterinario deve provvedere regolarmente e tempestivamente agli adempimenti dovuti agli organi veterinari nonché agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti.

Art. 19 – Ambiente di lavoro – Il Medico Veterinario deve svolgere la professione in ambienti e contesti organizzativi adeguati alla complessità della prestazione e al decoro della professione, tali da garantire il corretto svolgimento dell’attività professionale a tutela del benessere animale e della salute pubblica.

Art. 20 – Tutela dell’ambiente – Il Medico Veterinario deve impegnarsi a salvaguardare l’ambiente e l’ecosistema evitando l’uso inappropriato di disinfettanti, medicinali e altri prodotti chimici e utilizzando in modo razionale l’acqua e le energie. Il Medico Veterinario è tenuto al rispetto delle norme di smaltimento dei rifiuti prodotti.

Art. 21 – Rapporto fra Colleghi – I Medici Veterinari iscritti all’Ordine devono svolgere le attività di consulenza, di consulto, di prosecuzione delle cure, di vigilanza e di controllo mantenendo sempre nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza, lealtà e rispetto, evitando ogni abuso di posizione.
Il contrasto di opinione non deve violare i principi di un collegiale dibattito e di un civile comportamento; ove non sia possibile risolvere direttamente tale contrasto, occorre creare le condizioni affinché il Consiglio dell’Ordine promuova iniziative di conciliazione.

Art. 22 – Rapporti con il Consiglio dell’Ordine – Il Medico Veterinario è tenuto a collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza per l’attuazione delle finalità deontologiche istituzionali. Il Medico Veterinario che cambi la residenza, trasferisca in altra provincia la sua attività o modifichi la sua condizione di esercizio o cessi di esercitare la professione, è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio provinciale dell’Ordine di appartenenza.
L’Ordine, nell’ambito dei suoi compiti e poteri di vigilanza deontologica, può convocare i Colleghi esercenti la professione nella provincia di propria pertinenza, sia in ambito pubblico che privato, anche se iscritti ad un altro Ordine, informando l’Ordine di appartenenza per le eventuali conseguenti valutazioni.

Art. 23 – Rapporti con i collaboratori e sostituti – Il Medico Veterinario titolare di struttura o esercente attività professionale deve retribuire con adeguato compenso i Medici Veterinari suoi collaboratori e suoi sostituti. Lo stesso Medico Veterinario deve garantire mezzi e condizioni necessari per assicurare gli adempimenti professionali richiesti ai collaboratori e sostituti. Allo stesso modo questi ultimi, ferme restando le responsabilità professionali e contrattuali, devono garantire prestazioni adeguate..

Art. 24 – Direzione sanitaria – Il Medico veterinario nella sua funzione di Direttore Sanitario di strutture medico veterinarie deve garantire all’interno della struttura stessa, per quanto di sua competenza, il rispetto delle norme di legge, del Codice Deontologico, dell’autonomia e della dignità professionale.
L’incarico deve essere comunicato all’ Ordine professionale competente per territorio.

Art. 25 – Natura del rapporto – L’attività professionale esercitata dal Medico Veterinario è di natura intellettuale. Pertanto tale attività è una prestazione di mezzi e non di risultati.

Art. 26 – Dovere di informativa sull’esercizio professionale – È dovere del Medico Veterinario dare informazioni all’utente sulla propria attività professionale, secondo correttezza e verità.

Art. 27 – Rapporto di fiducia – Il rapporto con il cliente è fondato sulla fiducia e sull’assunzione della responsabilità professionale.
Il Medico Veterinario è tenuto a informarsi sull’identità del cliente.
Il Medico Veterinario, qualora la legge preveda l’identificazione obbligatoria dell’animale, è tenuto a verificarla ed ad informare il proprietario relativamente ai doveri di legge.

Art. 28 – Autonomia del rapporto – Il Medico Veterinario ha l’obbligo di salvaguardare i diritti della clientela nel miglior modo possibile nell’osservanza della legge, dei principi deontologici e del consenso informato nella pratica veterinaria.
Il Medico Veterinario non deve consapevolmente consigliare interventi inutilmente gravosi, né suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o affetti da nullità.
Il Medico Veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando, dagli elementi conosciuti, possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di un’operazione illecita.

Art. 29 – Conflitto di interessi – Il Medico Veterinario ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa possa concretizzarsi in un conflitto d’interessi. Il conflitto di interessi si può verificare quando il comportamento e le scelte nonché il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, la salute pubblica, la salute del paziente, il benessere degli animali, la veridicità dei risultati di una ricerca, l’oggettività della prestazione d’informazione, le finalità istituzionali, i diritti del cliente ecc., possa essere alterato da un interesse secondario come la ricerca di un vantaggio personale di qualunque natura.

Art. 30 – Comparaggio – Ogni forma di comparaggio è vietata.

Art. 31 – Inadempienza professionale – Nel caso di assunzione di responsabilità contrattuale la mancata, ritardata o negligente assistenza professionale costituisce violazione dei doveri professionali, qualora non giustificabile o qualora causi rilevante trascuratezza del dovere di tutela degli animali e dei diritti del cliente.

Art. 32 – Obbligo di informazione e consenso informato nella pratica veterinaria – È obbligo del Medico Veterinario comunicare al cliente la necessità del compimento di determinati atti al fine di evitare sofferenze, dolore o prolungati stati di malessere dell’animale paziente.
Il Medico Veterinario è tenuto ad informare il cliente sui prevedibili stati di sofferenza e di dolore dell’animale paziente e la durata presumibile dell’intervento professionale.
Il Medico Veterinario, all’atto dell’assunzione di responsabilità contrattuale, è tenuto ad informare chiaramente il cliente della situazione clinica e delle soluzioni terapeutiche. Deve precisare i rischi, i costi ed i benefici dei differenti ed alternativi percorsi diagnostici e terapeutici, nonché le prevedibili conseguenze delle scelte possibili. Il Medico Veterinario nell’informare il cliente dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche.
Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del cliente deve essere soddisfatta. Il consenso informato non comporta esonero da responsabilità professionale.

Art. 33 – Acquisizione del consenso – Il Medico veterinario non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del cliente. Il consenso deve essere espresso in forma scritta nei casi in cui, per la particolarità delle prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche o per le possibili conseguenze delle stesse, sia opportuna un’accettazione documentata.

Art. 34 – Eutanasia – L’eutanasia dell’animale è atto esclusivamente Medico Veterinario, rientra nell’etica professionale del Medico Veterinario può essere effettuata al fine di evitare all’animale paziente sofferenza psico-fisica e/o dolore inaccettabili e nei casi consentiti dalla legge. E’ responsabilità professionale del Medico Veterinario garantire, quando si deve interrompere la vita di un animale, che ciò sia fatto con il maggior grado di rispetto possibile e con l’impegno a indurre la morte nella massima assenza di dolore e stress possibile.

Art. 35 – Medicine non convenzionali – La pratica delle Medicine non convenzionali in ambito veterinario è di esclusiva competenza del Medico Veterinario.
Questa deve essere svolta nel rispetto dei doveri e della dignità professionali e nell’esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale.

Art. 36 – Consegna di documenti – Il Medico Veterinario deve rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione clinica e restituire ogni documentazione eventualmente ricevuta dal cliente, qualora ne venga fatta formale richiesta da parte del cliente stesso. Il Medico Veterinario può trattenere la documentazione clinica originale ai fini della liquidazione del compenso e non oltre l’avvenuto pagamento.
Il Medico Veterinario può trattenere copia della documentazione, senza il consenso del cliente, per i necessari provvedimenti di registrazione a fini contabili, di archivio storico e di valutazione scientifica.

Art. 37 – Richiesta di pagamento – Il Medico Veterinario può richiedere al cliente l’anticipazione delle spese e il versamento di adeguati acconti sull’onorario nel corso del rapporto e ottenere il giusto compenso al termine dell’incarico.
È consentito al Medico Veterinario concordare onorari, anche forfetari, in caso di prestazioni continuative di consulenza ed assistenza.

Art. 38 – Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso – Il Medico Veterinario può agire nei confronti del cliente moroso per il pagamento delle proprie prestazioni professionali.

Art. 39 – Rinuncia all’assistenza – Il Medico Veterinario ha diritto di rinunciare al contratto professionale instauratosi con il cliente, a condizione che dia un preavviso adeguato alle circostanze e che provveda ad informarlo di quanto è necessario fare per non pregiudicare la sanità ed il benessere dell’animale paziente. Il Medico Veterinario, fatta eccezione per i casi di palese urgenza, può rifiutarsi di eseguire le prestazioni professionali richieste da clienti che lo abbiano offeso o che siano in condizioni di morosità.

Art. 40 – Rapporti con la stampa – Nei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di informazione il Medico Veterinario deve ispirarsi a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare dichiarazioni e interviste, aggiornandosi in merito all’argomento, e assumendosi la responsabilità di quanto esposto. Il Medico Veterinario deve dare comunicazione all’Ordine di appartenenza di eventuali pubblicazioni a suo nome non rispondenti a quanto da lui dichiarato/scritto per gli eventuali provvedimenti di competenza.

Art. 41 – Divieto di utilizzo di titoli professionali non posseduti o di titoli inesistenti – L’iscrizione all’Albo è requisito necessario ed essenziale per l’esercizio dell’attività professionale di Medico Veterinario.
Sono sanzionabili, anche disciplinarmente l’uso di un titolo professionale non posseduto o l’utilizzo di titoli professionali inesistenti o non riconosciuti.
Lo svolgimento di attività professionale in carenza dei titoli necessari, o in periodo di sospensione, costituisce violazione del presente Codice e come tale è sanzionabile.
Risponde dell’infrazione anche il Medico Veterinario che abbia consapevolmente reso possibile un’attività irregolare.

Art. 42 – Abuso di professione – Ferme restando le disposizioni civili e penali in materia, al Medico Veterinario è vietato collaborare a qualsiasi titolo e favorire chi eserciti abusivamente la professione; qualora venga a conoscenza di situazioni di abuso di professione è tenuto a darne immediata comunicazione all’Ordine competente per territorio.

Art. 43 – Rapporti con arbitri e consulenti tecnici - Il Medico Veterinario deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà, nel rispetto delle reciproche funzioni.

Art. 44 – Arbitrato – Il Medico Veterinario che abbia assunto la funzione di arbitro deve rispettare i doveri di indipendenza e imparzialità.
A tal fine il Medico Veterinario non può assumere la funzione di arbitro rituale o irrituale, né come arbitro nominato dalle parti, né come presidente, quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti in causa o abbia avuto rapporti di qualsiasi natura, tali da poterne pregiudicare l’autonomia.
In particolare dell’esistenza di rapporti professionali con una delle parti l’arbitro nominato presidente deve rendere edotte le parti stesse, rinunciando all’incarico ove ne venga richiesto.
In ogni caso, il Medico Veterinario deve comunicare alle parti ogni circostanza che di fatto possa incidere sulla sua autonomia, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all’espletamento dell’incarico.

Art. 45 – Rapporti con i terzi - Il Medico Veterinario ha il dovere di rivolgersi con correttezza e con rispetto nei confronti di tutte le persone con cui venga in contatto nell´esercizio della professione.

Art. 46 – Tutela della professione – Il rispetto degli obblighi deontologici e la tutela dell’autonomia, della libertà, della dignità e del decoro professionale sono garantiti anche nelle convenzioni che disciplinano i rapporti tra i Medici Veterinari liberi professionisti e i soggetti pubblici e privati. Tutti i Medici Veterinari hanno obbligo di informare l’Ordine di appartenenza di compiti e adempimenti richiesti anche dal S.S.N. che ritengono non essere conformi al Codice Deontologico.

Art. 47 – Medico Veterinario dipendente o convenzionato – Il Medico Veterinario che svolge la professione a rapporto di impiego e di convenzione nell’ambito di strutture pubbliche o private, è soggetto alla potestà disciplinare dell’Ordine di appartenenza.
Il Medico Veterinario dipendente o convenzionato deve assicurare preventivamente l’assenza di possibili conflitti d’interesse e non deve adottare comportamenti che possano favorire la propria attività libero-professionale ove prevista. I predetti professionisti, prima di dare inizio all’attività privata, devono informarne i competenti Ordini provinciali.

Art. 48 – Cointeressenza – Qualunque forma di cointeressenza, che condizioni la libertà intellettuale e professionale del Medico Veterinario, costituisce violazione del presente Codice Deontologico.

Art. 49 – Tempo per l’azione – Il Medico Veterinario deve sottrarsi al cumulo degli incarichi e delle prestazioni, quando questo possa incidere sulla qualità dei suoi interventi. 

Art. 50 – Certificazioni Il Medico Veterinario, che rilascia un certificato, deve attestare  ciò che ha direttamente e personalmente constatato. E’ tenuto alla massima diligenza, alla formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti, assumendosene la responsabilità. 

Art. 51 – Prescrizioni – Il Medico Veterinario deve assumersi la piena responsabilità delle prescrizioni farmacologiche effettuate, assicurandosi dello stato di salute del paziente animale destinatario della prescrizione stessa. E’obbligo del Medico veterinario ottemperare ai doveri di informazione previsti dal sistema di farmacovigilanza.

Art. 52 – Associazione e Società – I Medici Veterinari iscritti all’Albo possono associarsi nelle forme consentite dalla Legge per lo svolgimento della libera professione, a condizione che l’associazione/società risulti da idoneo atto sottoscritto dai contraenti. Copia di tale atto deve essere depositato presso l’Ordine di appartenenza dei Medici Veterinari interessati e presso l’Ordine sul cui territorio si svolge prevalentemente l’attività professionale di competenza

Art. 53 – Rapporti con altre professioni Il Medico Veterinario, nell’esercizio della professione, deve attenersi al principio del reciproco rispetto nei confronti degli appartenenti alle altre categorie professionali ed a quello della salvaguardia delle specifiche competenze. Eventuali violazioni vanno segnalate all’Ordine

Art. 54 – Pubblicità Al Medico Veterinario è consentita la pubblicità informativa circa la propria attività professionale, possono essere indicati i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché l’onorario e i costi complessivi delle prestazioni.
La pubblicità deve essere resa secondo correttezza, trasparenza e verità, il cui rispetto è verificato dall’Ordine provinciale.
Il Medico Veterinario che partecipa, collabora od offre testimonianza all’informazione sanitaria deve osservare i principi di rigore scientifico, di onestà intellettuale e di prudenza evitando qualsiasi forma diretta o indiretta di pubblicità commerciale personale o a favore di altri.
E’ vietata ogni forma di pubblicità occulta o non palese.

Art. 55 – Onorari professionali Il Medico Veterinario determina  con il cliente gli onorari professionali ai sensi dell’art. 2233 del Codice Civile. Ferme restando le previsioni di legge, l’onorario deve essere commisurato alla difficoltà, alla complessità, alla qualità delle prestazioni, alla competenza e ai mezzi impegnati e non deve essere subordinato ai risultati delle prestazioni stesse.
Il Medico Veterinario, in particolari situazioni con carattere di eccezionalità, può prestare la sua opera gratuitamente purché questo non costituisca concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela.

Art. 56 – Norma di chiusura Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono esemplificazione dei comportamenti più ricorrenti e non limitano l’ambito di applicazione dei principi generali espressi.
Gli Ordini provinciali dei Medici Veterinari sono tenuti a inviare ai propri Iscritti copia del Codice Deontologico ed a promuoverne la conoscenza, anche in funzione dell’attività istituzionale di aggiornamento e formazione. Gli Ordini provinciali dei Medici Veterinari sono tenuti a far prestare ai nuovi iscritti il “Giuramento professionale” e a promuoverlo verso tutti gli iscritti.

L’animale anziano

Normalmente un cane o un gatto hanno una vita media di circa 12-16 anni con punte sino a 18. E’ ovvio che ‘a quell’età’ si possano determinare problemi come:  incontinenza, i reni che non lavorano adeguatamente, difficoltà a masticare, nella deambulazione, di memoria, etc; problemi che è necessario affrontare con la massima tempestività per evitare che degenerino irrimediabilmente.
Un accorgimento di primaria importanza è rappresentato dall’alimentazione,a tal proposito bisogna dire che le crocchette che ,il nostro amico, ha sempre mangiato potrebbero rivelarsi troppo dure da masticare, sarebbe opportuno quindi somministrare cibi morbidi (alimenti umidi o fatti in casa), in modo tale da facilitare la masticazione e la deglutizione. Molta attenzione bisogna riservarla ai cibi calorici o eccessivamente proteici, dannosi per l’animale anziano:  i reni, acciaccati dall’età, cominciano a funzionare sempre meno bene e perciò bisogna evitare di sovraccaricarli.
Anche l’attività fisica non va sottovalutata ed infatti non bisogna far sforzare le articolazioni: come gli i umani, anche loro soffrono di reumatismi con l’avanzare dell’ età e spesso possono soffrire di dolori o avere difficoltà a deambulare,bisogna quindi evitare corse troppo lunghe,scatti etc. Ottimo sarebbe una lunga e lenta passeggiata al dì.
Non mancano gli integratori per articolazioni prodotti appositamente per cani anziani, che alleviano dolori e sintomi.
Anche la memoria e l’incontinenza,risentono dell’avanzare degli anni: il gatto anziano, per esempio,  spesso ha difficoltà a ricordare in quale stanza o angolo è riposta la lettiera per i bisogni e purtroppo, si accontenta di un posto che gli somigli (grossi contenitori ,vasche,angoli etc). Una possibile soluzione può essere cercare di aumentare il numero delle lettiere, o accompagnarlo più volte al giorno alla lettiera.
Bisogna mettere in conto che sia il gatto che il cane, in ogni caso, cominceranno a soffrire di piccole perdite con l’età, peggiorate sicuramente dalla perdita di memoria, la soluzione a questo problema, al di là di talune terapie farmacologiche, sta solo nell’avere pazienza e dedizione.

L’arrivo di un nuovo cane

Spesso ci si chiede se accogliere un nuovo cane possa essere una mossa imprudente se in casa ve ne sia già uno . I più preferiscono i cuccioli sia per la loro propensione alla sottomissione, sia per il senso di tenerezza che questi di norma promanano. Bisogna subito dire che esistono varie metodologie finalizzate ad evitare conflitti di tipo territoriale e non solo.
Bisognerà valutare l’indole del cane adulto che andremo ad accogliere, ponendo particolare attenzione alla sua propensione alla socializzazione con gli altri cani, la razza ed il suo passato. L’inserimento del cucciolo è effetivamente più semplice poichè non avendo ancora formato il suo carattere ed essendo più giovane, tende a sottomettersi ai più grandi. Bisogna però rammentare che spesso i cani adulti sono tranquilli,educati ed abituati a stare in famiglia è per questi motivi che un cane adulto vi risparmierà un sacco di problemi dovuti, tra l’altro, al gioco, alla necessità di “farsi i denti” oltre ad urina e feci che non mancherà di disseminare a casa a tutti gli orari. Bisogna evitare che il primo luogo di incontro sia la casa di dimora, in tal caso il cane potrebbe avere attacchi di gelosia per i suoi giochi e per i suoi luoghi; bisognerà quindi scegliere un posto neutro (un parco, un prato, un terrazzo) evitando che siano presenti tracce del  del primo cane. E’ normale che nelle fasi iniziali possano determinarsi delle tensioni si potrebbero notare segnali di dominanza tutto ciò è normale perchè i cani si stanno conoscendo e stabiliscono chi dei due sarà il capo branco.Una volta accolto in casa il nuovo cane è preferibileile almeno per i primi tempi che i cani dormano in stanze differenti evitando di lasciarli soli nella stessa casa o peggio nella stessa stanza. Mai dedicare particolari attenzioni al nuovo arrivato poiché l’altro potrebbe reagire malamente. A costo di sembrarvi ripetitivi, Bisogna ricordare che in caso di accoglienza, la prudenza e la pazienza non devono mai mancare.

QUANDO IL GATTO E’ STRESSATO

Le prime avvisaglie che possono denotare forme di stress patite dal nostro gatto possono essere: i, . Un elevata voracità,inappetenza,rigurgito,nervosismo. Il gatto che soffre di stress potrà anche manifestare mutamenti comportamentali. La prima verifica consiste nel valutare se vi siano patologie in corso, infatti, possono determinare cambiamenti  nel comportamento dell’ animale. L’ansia unitamente a depressione e apatia sono tra le cause principali che determinano stress al nostro micio. L’ansia provoca nel micio un’estrema sofferenza e talvolta viene accompagnata da perdita dell’autocontrollo anche a seguito di banali cambiamenti ambientali. La si ravvisa principalmente in quegli animali che nati in spazi aperti si sono trovati a vivere chiusi in appartamento senza poter fruire di ambienti “selvaggi” e vivono in solitudine per buona parte della giornata in luoghi “apatici”. L’impossibilità di sfogarsi determina ansia e stress.  I sintomi più marcati, che possono appalesarsi anche dopo molto tempo, sono crisi di iperattività, pulizia morbosa, aggressioni ai piedi e alle gambe umane. Sarà necessario modificare l’ambiente creando nuovi stimoli che permettano al nostro felino di non annoiarsi e di esprimersi. Ottimo sarebbe consentirgli l’accesso in sicurezza a luoghi esterni, se ciò non è possibile garantitegli una postazione che gli permetta di guardare l’ambiente esterno. Anche minime alterazioni dell’ambiente in cui vive potrebbero determinare irritabilità che spesso si concreta in marcature di urina e graffiature che hanno come obbiettivo quello di dare un aspetto rassicurante ai luoghi di dimora. Dimostrarsi intolleranti a tali comportamenti altro non farà se non peggiorare la situazione e pertanto bisognerà mostrare pazienza e comprensione trasmettendo affetto e sicurezza al nostro amico a 4 zampe. Anche l’arrivo di un nuovo “micio” può essere causa di turbamento per il vostro gatto in tal caso sarà bene fargli capire che non sarà messo  da parte in favore del primo, sarà opportuno, quantomeno nei primi tempi, distinguere i territori ponendo in stanze diverse ciotole, giochi, cuscini per dormire etc. Anche eventuali repentine separazioni dal proprio compagno umano potranno influire negativamente nel comportamento del felino.

L’approccio dell’animale “vagante”

Il primo contatto con l’animale deve essere il più possibile pacifico, se questo non è particolarmente spaventato può risultare utile guadagnarsi la sua fiducia con cibi altamente appetibili (carne pesce etc) somministrandoli  garbatamente senza troppo avvicinarsi . Nell’eventualità in cui questo indossi un collare molto probabilmente sarà possibile portarlo con se per il tramite di un guinzaglio (anche di fortuna-corda-). E’ importante evitare di dimostrarsi bruschi anche nel tirarlo. Evitate di forzare esageratamente il cane, diversamente con  voce affettuosa cercate di convincerlo ad assecondarvi. La fase appena menzionata cioè quella dell’approccio richiede la massima pazienza.

Non dirigetevi  frontalmente verso il cane ma avvicinatelo per il tramite di una manovra laterale. Poi sedetevi ad una distanza di circa 3 metri invitandolo ad avvicinarsi, il tutto evitando di fissarlo negli occhi. Nel caso in cui sia sprovvisto di collare mediante una corda potrete realizzare all’estremità una sorta di cappio, in tal modo avrete collare e guinzaglio.
Le vostre movenze dovranno essere quanto più possibile lente, se possibile non alzare braccia e mani (l’animale potrebbe ravvisare un principio di aggressione) soprattutto evitare contatti con la testa.
Se il cane sta male a causa di un principio di colpo di calore o è affannato, presenta un respiro ansimante e palesa una tachicardia bisognerà soccorrerlo bagnandolo quanto più possibile e su tutto il corpo con acqua fresca (evitare quella ghiacciata poiché determinerebbe uno shock termico) poi se possibile sarebbe opportuno trovare luogo fresco (anche con aria climatizzata) o portatelo immediatamente da un veterinario.
Nel caso vi siano ferite, se non sono profonde potrà essere bastevole pulirle e lavarle con acqua e successivamente utilizzare un buon disinfettante (betadine etc) ovviamente è sempre opportuno portarlo dal veterinario .

Se l’animale si dimostra aggressivo potrebbe essere seriamente impaurito o comunque traumatizzato  pertanto sarà preferibile  contattare persone più esperte (associazioni animaliste– Comune etc).
Un animale vagante è un animale che se abbandonato o fuggito dai propri padroni il più delle volte sarà in stato confusionale.

Sia che vi siate guadagnati la sua fiducia sia che non vi siate riusciti se vi è possibile sfamatelo senza forzarlo a mangiare. Se il cane non dovesse mangiare per più di 24 ore rivolgetevi ad un veterinario.

Nel caso doveste notare sintomi  di possibili patologie (difficoltà a muoversi, inappetenza prolungata, nausea, sanguinamenti, problemi cutanei etc) ricordate di portare l’animale prontamente da un veterinario è importante sapere infatti che la tempestività nell’intervenire contro talune malattie è determinante per la sopravvivenza dell’animale stesso; spesso anche poche ore di attesa possono essere fatali all’animale.

 

FORASACCHI un “nemico” da non sottovalutare

In particolare d’estate nell’ambiente si liberano corpi estranei vegetali come ariste di graminacee, comunemente conosciute come forasacchi”.

Si distaccano dalle spighe delle graminacee selvatiche arrivando a misurare da 1 a 3 cm ed hanno un colore giallo paglierino.

Si presentano con una forma lanceolata e tutta la superficie è rivestita da una fitta ed ispida zigrinatura costituita da microuncini retroversi, che ne agevolano la penetrazione nei tessuti dell’organismo. Negli animali domestici si possono insinuare a livello interdigitale causando ascessi e fistole; nel condotto uditivo determinando otiti e lesioni timpaniche; o ancora nelle cavità nasali, procurando forti starnuti e possibili rinorragie monolaterali.

Una volta penetrati nelle cavità nasali, i forasacchi  non prontamente individuati e rimossi possono raggiungere la parte più profonda delle vie respiratorie (bronchi e polmoni) con devastanti conseguenze sull’organismo.

Questi corpi estranei provocano gravi infiammazioni a causa anche della presenza di germi di irruzione secondaria o comunque veicolati nell’organismo dal forasacco stesso. Le ariste di graminacea si possono ravvisare anche a livello oculare, dove causano congiuntiviti e danni corneali, o ancora nelle logge ascellari e nella regione inguinale.  Di rado penetrano all’interno del prepuzio, della vulva o nella regione perineale.

I “forasacchi” non sono visibili ad un esame radiografico poiché sono materiali radiotrasparenti; al contrario, l’esame ecografico rappresenta la tecnica necessaria ad individuarli essendo notevolmente sensibile e specifica. Non bisogna inoltre sottovalutare la presenza stagionale dei “forasacchi” nelle campagne e nei giardini, per cuiè opportuno controllare sempre con grande attenzione  la superficie corporea degli animali al rientro dalle passeggiate soprattutto se effettuate in luoghi a “rischio” forasacchi, senza sminuire l’importanza di starnuti e rinorragie,di secrezioni oculari, vulvari o prepuziali, segno di possibile presenza di questi corpi estranei .


Il Galenico Veterinario “nuova” frontiera per la cura dei nostri amici a 4 zampe

La dizione “preparato galenico” deriva dal nome di Galeno, un medico dell’antica Grecia che diffuse la pratica di comporre i rimedi medicamentosi miscelando varie sostanze di base.

Le documentazioni della storia della farmacia testimoniano che sino a tutto il 19° secolo ed ai primi trent’anni del 20°, la maggior parte dei rimedi venduti in farmacia venivano composti direttamente dal farmacista, conferendo così allo stesso la figura professionale di preparatore tecnico piuttosto che dispensatore di farmaci.

Il laboratorio galenico è legittimato ad allestire preparazioni estemporanee, classicamente note come “galenici magistrali” e “galenici officinali”, i cosiddetti “multipli”.

I galenici magistrali ovvero qualsiasi medicinale preparato mediante laboratorio galenico ed in base a una particolare prescrizione medica destinata a un determinato paziente,è  quella «medicina» che il farmacista prepara al momento. Il farmacista che opera per il laboratorio galenico è sempre responsabile solo della qualità delle sostanze utilizzate e della corretta tecnica di preparazione seguendo  le  Norme di Buona  Preparazione per riprodurre in medicina la ricetta scritta dal medico.

I galenici officinali  o multipli sono medicinali pre-allestiti , preparati nel laboratorio galenico “privato” o in quello ospedaliero in base alle formulazioni presenti nel capitolo Preparazioni Farmaceutiche Specifiche della F.U. XI (precedentemente facenti parte del Formulario Nazionale). Queste preparazioni sono destinate ai clienti del laboratorio galenico o all’interno dell’ospedale. Questo tipo di medicamento deve essere venduto in un contenitore speciale munito di chiusura di garanzia e non può essere posto in commercio con un nome diverso rispetto a quello indicato nella farmacopea ufficiale. Il costo può essere più contenuto per il risparmio, da parte del preparatore, data la riduzione dei costi (pubblicità,rappresentanza,sperimentazione etc).

Lo scopo delle preparazioni  galeniche è quello di consentire al laboratorio galenico di preparare e vendere un medicinale con dosaggio o eccipiente diverso rispetto a quello diffuso dalla casa titolare del marchio. Questo consentirà di potersi curare con quella specifica molecola, nonostante, non tolleri le dosi standard o uno dei componenti.

In sintesi è opportuno puntare sul farmaco galenico perchè:

1)      Si risparmia sui costi di produzione e conseguentemente su quelli di acquisto

2)      Si ottiene un prodotto “perfettamente” calibrato ai bisogni del paziente

3)      Si assume un prodotto artigianale e non un prodotto di massa.

 

Integratori alimentari per cani

 

Perché dare al cane gli integratori? Di solito un animale non ne ha bisogno, se è sano e mangia alimenti completi, bilanciati, di buona qualità. Ma le necessità metaboliche dei cani possono essere diverse, così come i loro fabbisogni alimentari. Se il cibo è di ottima qualità, ma il cane non è al massimo della forma, potrebbe avere bisogno proprio di un integratore alimentare.

È buona regola consultare sempre il veterinario prima di aggiungere un integratore alla dieta. Dopo una visita completa, il medico effettuerà un’analisi del sangue e delle urine per verificare se tutto funziona a dovere. In questo caso potrebbe raccomandare il consumo di prodotti dietetici o erboristici.

Nel caso il tuo cane abbia bisogno di integratori alimentari, somministragli solo le dosi raccomandate dal veterinario, dall’esperto in alimentazione o dal fitoterapeuta. Per molti minerali, per esempio, il limite tra una dose efficace e una dose tossica è molto sottile. Quando si tratta di integratori, l’abbondanza non è necessariamente un valore positivo.

Si devono usare soltanto integratori di alta qualità, che riportano in etichetta tutti i componenti e l’esatta quantità di calcio, fosforo, magnesio e altri minerali o vitamine, che sono informazioni importanti che il produttore deve sempre comunicare all’acquirente.

Se dopo sei o otto settimane il cane non risponde bene all’integratore (o ha una reazione avversa), interrompi la somministrazione. Il punto cruciale è l’osservazione diretta.

Nelle giuste circostanze gli integratori sono molto utili al cane. Ad esempio, una giusta integrazione della dieta aiuta il cane a guarire prima dalle malattie o dalle ferite, o garantisce i giusti elementi nutritivi ai cuccioli con difficoltà di alimentazione.

I diversi tipi di integratore

Esistono diverse tipologie di integratori che riescono a soddisfare le esigenze specifiche del cane. Tra i  più comuni e utilizzati ci sono:

  • i multivitaminici, indicati per arricchire la dieta del cane nelle diverse situazioni quotidiane: movimento e attività fisica, sedentarietà, convalescenza e anzianità, lattazione o in vacanza dove cambiamenti di luogo e clima possono provocare dei veri stress per l’amico a quattro zampe; esistono poi prodotti multivitaminici per favorire il ricambio e la lucentezza del pelo, particolarmente adatti nei periodi di muta;
  • gli apportatori di calcio, per favorire la corretta formazione ossea, soprattutto nella fase di crescita o per rafforzare la struttura in età avanzata:
  • gli apportatori di sali minerali, per arricchire ogni giorno la dieta nello sviluppo e nel mantenimento, indicati per integrare soprattutto le diete casalinghe;
  • gli antiossidanti, che sono molecole utili per prevenire il cancro e favoriscono la riduzione del danno ai tessuti causato da allergie, da altre malattie infiammatorie o da infezioni.

Il Vaccino

Il principio su cui si basa la vaccinazione è la stimolazione delle difese immunitarie dell’organismo contro alcune malattie specifiche. La difesa immunitaria è sostenuta da numerose cellule e dagli anticorpi. I cuccioli nelle prime settimane di vita sono protetti contro molte malattie infettive grazie agli anticorpi contenuti in quella parte di latte materno che ricevono nelle prime ore di vita, il colostro. La protezione di origine materna dura meno di tre mesi. Per questo, i programmi vaccinali dovrebbero iniziare a circa due mesi d’età con la prima vaccinazione per essere completati a circa 12-13 settimane d’età, quando gli anticorpi materni diminuiscono.

E’ assolutamente sbagliato pensare che la vaccinazione eseguita sul cane da cucciolo possa essere bastevole a proteggerlo per tutta la vita. La realtà è ben diversa. Per garantire la protezione sono indispensabili i richiami vaccinali. Il richiamo stimola le difese immunitarie affinché la protezione sia attiva per un ulteriore periodo di tempo. Qualora non si provveda ai regolari richiami, il sistema immunitario del cane può non essere in grado di proteggerlo da malattie gravi, spesso fatali.

Le più importanti malattie infettive per le quali si vaccinano i cani sono: Parvovirosi, Cimurro, Epatite, Leptospirosi e Laringotracheite infettiva (tosse dei canili);  tutte altamente contagiose e spesso difficili da curare. La vaccinazione antirabbica è obbligatoria solo in alcune condizioni particolari e per condurre l’animale all’estero, ma può essere comunque consigliata dal Veterinario.

EHRLICHIOSI CANINA

L’ehrlichiosi canina è una delle malattie trasmesse dalla zecca al cane. L’agente eziologico è un batterio gram negativo di nome Ehrlichia canis trasmesso dalla zecca Rhipicephalus sanguineus che è la più comune zecca del cane in ambiente urbano ed extraurbano.

La zecca in ogni suo stadio evolutivo quindi sotto forma di larva o ninfa o adulto funge da serbatoio e si infetta alimentandosi del sangue di un cane malato e la trasmette ad altri cani anche dopo molti mesi che la stessa zecca si è infettata. Quando la zecca infetta morde un altro cane gli trasmette la malattia ed il ciclo continua.Sembrerebbe che affinchè la trasmissione del parassita avvenga è necessario che la zecca rimanga attaccata alla sua vittima  per almeno 48 ore. La zecca quindi è il serbatoio naturale dell’ehrlichia basti pensare che un adulto di zecca può sopravvivere senza nutrirsi per 19 mesi e può continuare a trasmettere i batteri al cane nei 155 giorni seguenti al pasto di sangue infetto.

Sintomi nel cane: clinicamente l’ehrlichoisi si manifesta sotto 3 forme: acuta, subclinica e cronica.

Forma acuta: si manifesta all’incirca 2 settimane dopo il morso della zecca. Il cane appare abbattuto, ha febbre spesso molto alta anche 41°c, non mangia, le mucose sono pallide. All’esame del sangue i valori dell’emocromo sono molto alterati con grave anemia e soprattutto bassi valori di piastrine. Ciò può causare emorragie spontanee che si manifestano con epistassi ( perdita di sangue dal naso), ematomi soprattutto intorno al collo dove c’è il collare, ematomi sotto la pancia, petecchie ( puntini rossi causati dalla rottura dei capillari) sulle mucose soprattutto della bocca. Anche altre analisi dei valori epatici, il protidogramma e l’analisi delle urine sono alterati. Talvolta ci possono essere anche sintomi neurologici con tremori della testa o convulsioni. Durante la fase acuta dell’ehrlichiosi il soggetto  può morire.

Forma subclinica: è una forma subdola. Il cane è riuscito da solo a fermare l’infezione acuta che  in questo caso può essere addirittura inapparente. Si alterano solamente alcuni valori all’esame del sangue. Si riscontrano principalmente anemia, e valori bassi di globuli bianchi e piastrine. Si vedrà quindi il cane svogliato , spossato e con appetito intermittente. Se l’infezione è di basso grado può anche capitare che il cane elimini spontaneamente il batterio e guarisca, altrimenti la malattia evolve nella  fase cronica.

Forma cronica:  è la fase asintomatica che segue a quella subclinica . Questi cani sono considerati i portatori sani dell’ehrlichia. Appaiono semplicemente come animali magri che faticano ad ingrassare, ed alla visita clinica mostrano talvolta un ingrossamento generalizzato dei linfonodi e della milza. L’infezione in questo caso rimane stabile e sotto controllo fino a quando un calo delle difese immunitarie del cane dovuto a svariati motivi come stress o altre malattie, portano alla riacutizzazione della malattia ed ai sintomi tipici della fase acuta e ciò anche a diversi anni di distanza dal morso della zecca infetta.

La terapia d’elezione è un antibiotico appartenente alla famiglia delle tetracicline e più precisamente la doxiciclina da somministrare per almeno un mese senza interruzioni,  pena il rischio che il batterio diventi resistente all’antibiotico. Esistono tuttavia altre terapie che il veterinario può utilizzare in riferimento ad ogni singolo caso clinico.Spesso sono necessarie terapie di supporto contro l’anemia fino addirittura alla trasfusione di sangue o la somministrazione di plasma nei casi più gravi. Se la patologia non viene individuata per tempo è letale.

La prevenzione

-         lotta alle zecche con antiparassitari sull’animale e nell’ambiente

-         in caso di epidemia la stessa doxiciclina può essere utilizzata come profilassi

LEISHMANIOSI CANINA

La leishmaniosi è causata dal parassita Leishmania Infantum trasmesso dalla puntura di piccoli insetti, i flebotomi (pappataci), che  in Italia sono particolarmente attivi da maggio ad ottobre. Inizialmente la malattia era presente solo al centro e sud Italia soprattutto nelle aree costiere, sfortunatamente però da circa dieci anni la malattia è sbarcata  in molte aree del nord Italia. Sicuramente l’aumento delle temperature abbinate ad una maggiore movimentazione di persone, cani e merci hanno contribuito all’ampiamento dei territori coinvolti.

La Leishmania vive all’interno delle cellule del sistema immunitario del cane rendendolo infetto e veicolo della malattia stessa.

Si tratta di una malattia cronica che comporta danni progressivi al cane;danni che determinano gravi conseguenze che il più delle volte,se non si interviene prontamente, portano alla morte. La leishmaniosi è una zoonosi.

Per i cani che vivono nelle aree endemiche e per quelli che in estate si sono recati in zone a rischio è indispensabile eseguire ogni anno un test di controllo presso il medico veterinario al fine di verificare se l’animale sia stato stato infettato.In attesa di conoscere l’effetiva capacità del vaccino (Virbac)la “cura” migliore resta la prevenzione

I sintomi più comuni sono: dermatite secca esfoliativa tipo forfora,perdita di peso in modo più o meno rapido, alopecia ovvero perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul dorso,lesioni alle orecchie le quali perdono pelo e manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente,perdita di sangue dal naso(epitassi) dovuta a ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i parassiti,crescita accelerata delle unghie (onicogrifosi),dolori articolari compreso anche mal di schiena: il cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo la testa bassa per cercare sollievo,lesioni oculari, dovute a unauveite e iridociclite. A livello viscerale si riscontrano danni renali, in correlazione ai quali compaiono, col procedere della malattia nei successivi gradi di disfunzione renale: polidipsia, poliuria, anoressia, vomito, diarrea, ulcere orali, sino ai segni neurologici e alcomauremico.

Al momento i farmaci più utilizzati,ma che non si è certi eradichino completamente la patologia, sono: Glucantime, Milteforan, Stomorgil tutti in associazione all’Allopurinolo (ricorda che la terapia va sempre stabilita dal tuo veterinario).

STERILIZZAZIONE PREVENTIVA. COSA VUOL DIRE?

Ancora oggi il proprietario dì cani o gatti, nel nostro territorio, non ha recepito in maniera concreta e radicale l’importanza del significato della parola “sterilizzazione”. Probabilmente perche’ forse se ne parla poco o perche’ forse non ci sono sufficienti campagne dì sensibilizzazione,ed evidentemente lo sforzo dì tutti noi veterinari non e’ stato ad oggi premiato.

Dunque, perche’ sterilizzare?

I motivi sono semplici ed i vantaggi indubbi!

Innanzitutto il controllo delle nascite, in un territorio dove esiste un sovrappopolamento tale da non consentire piu’ una sistemazione adeguata per gli animali ospitati nei canili o ricoveri.

Da un punto dì vista medico invece i vantaggi sono addirittura maggiori, infatti, una sterilizzazione precoce (ci riferiamo alle femmine sterilizzate in eta prepuberale quindi prima del primo calore,all’incirca tra il quinto e sesto mese dì vita’) riduce quasi a zero il rischio dì sviluppo dì neoplasie mammarie in eta’ adulta, ed altre patologie legate all’apparato riproduttivo. Sottolineo la parola adulta perche’ queste neoplasie possono svilupparsi anche poco dopo i 6 anni e quindi parliamo ormai al giorno d’oggi “al giro dì boa” dei nostri “compagni” la cui vita media si e’ notevolmente allungata anche grazie al concetto dì prevenzione. Per cui non va detto: “ma si, tanto al massimo gli vengono quando e’ vecchio!” , inoltre la percentuale di cagne che sono colpite da neoplasie mammarie e’ circa il 55-60%, e secondo alcuni veterinari anche superiore. Purtroppo circa la meta’ trattasi dì neoplasie mammarie maligne(adenocarcinomi). Lo scopo della sterilizzazione e’ eliminare l’influsso ormonale che porta allo sviluppo del tessuto mammario e dì conseguenza l’insorgenza dei tumori in loco. Inoltre in questa maniera si evitano accoppiamenti indesiderati, altri disturbi ormonali come la pseudogravidanza,mastiti, patologie gravi quali piometre (gravi infezioni purulente dell’utero) e tumori ovarici. Inoltre studi americani hanno dimostrato che la sterilizzazione spinta al terzo mese dì eta’ non influisce in alcun modo sulla taglia finale dell’animale cio’ non vuole invitare il proprietario ad anticipare l intervento ma soltanto togliere ogni dubbio riguardo l’influenza della sterilizzazione precoce sulla taglia finale del cane. L’incontinenza urinaria che in una bassissima percentuale dì casi puo’ svilupparsi nei mesi o addirituttra anni dopo l operazione dì sterilizzazione (qualunque sia la tecnica utilizzata),e’ facilmente controllabile con farmaci specifici. Stessa cosa per quanto riguardo il rischio dì sovrappeso post sterilizzazione; anche questo e’ un evento prevenibile e curabile con una adeguata gestione alimentare. Concludo infine mettendomi nei panni della cagna e sono convinto che a queste condizioni ci andrebbero da soli dal veterinario se potessero, allora aiutiamoli noi!

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LA CASA DEL “CONIGLIO”

 

Per la sicurezza del nostro coniglietto e per evitare danni ai mobili, se non sorvegliato in casa, il coniglio va necessariamente tenuto al sicuro, dentro una gabbia che deve essere più spaziosa possibile; l’altezza deve essere sempre tale da permettere al coniglio di saltare agevolmente. La gabbia deve inoltre potersi aprire e smontare con praticità e facilità, sia per estrarre il coniglio senza difficoltà, sia per poterlo pulire agevolmente.

I modelli migliori sono quelli costituiti da due parti: un fondo a pareti rialzate e una parte superiore che viene agganciata.

Il fondo deve avere le pareti rialzate in modo che la lettiera ed il fieno non fuoriescano, spargendosi sul pavimento. Il fondo solido è inoltre da preferirsi alle griglie, che se anche presentano dei vantaggi da 1 punto di vista igienico, potrebbero danneggiare i delicati piedini del nostro coniglietto.

La parte superiore può essere costituita completamente da sbarre di metallo, evitando però quelle ricoperte di plastica che, se rosicchiata o ingerita, può risultare dannosa al coniglio. Assiuriamoci inoltre che la griglia sia sufficientemente ampia da permettere 1 buona aerazione: in caso contrario, l’umidità e l’ammoniaca che si accumulano all’interno della gabbia, potrebbero causare al coniglietto gravi problemi di salute.

Esistono anche modelli con le pareti in plexiglas e 1 griglia apribile sulla parte superiore.

La gabbia, qualunque sia, dovrebbe comunque essere dotata di 1 parete laterale apribile, in modo che nei periodi di libera uscita, il coniglio possa entrarvi ed uscirvi a suo piacimento.

Controlliamo infine che i ganci di chiusura siano solidi, in modo da impedire l’uscita imprevista del coniglio, ma che allo stesso tempo si aprano senza difficoltà.

E’ invece meglio non utilizzare:

  • gabbie di legno che si impregnano rapidamente di urina, sono impossibili da lavare e disinfettare adeguatamente e si rovinano a causa del rosicchiamento del coniglio;
  • gabbie tipo acquario, con le pareti di vetro, che non permettono 1 adeguato ricambio d’aria.

Anche la lettiera va scelta accuratamente, per evitare al nostro coniglio problemi di salute: se annoiato perchè lasciato troppo tempo da solo, può infatti rivolgere la sua attenzione proprio al materiale del fondo gabbia, cominciando a rosicchiarlo e ingerendolo.

Una lettiera inadatta può inoltre danneggiare la superficie inferiore dei suoi arti, provocando una infezione ai piedi.

RICORDIAMOCI:

  1. La lettiera deve essere priva di polveri;
  2. Va cambiata con regolarità, per evitare di irritare la delicata mucosa nasale di questo animale;
  3. Non deve essere tossica, abrasiva, polverulenta e se ingerita non deve causare costipazione;
  4. Deve essere assorbente e possibilmente economica e facilmente reperibile.

Il materiale migliore è rappresentato dal fieno, purché sia pulito, fresco e senza muffe; nessun problema se il coniglio lo ingerisce perché costituisce infatti un ottimo alimento. Si può utilizzare anche la paglia purché non sia troppo grossolana perché la presenza di elementi duri ed aguzzi potrebbe infatti ferirlo, però considerate che è abbastanza economica ma per niente assorbente.

Vanno inoltre bene i prodotti biodegradabili, come i trucioli di legno, o i pellet di tutolo di pannocchia, di segatura o di carta riciclata, mentre sono pericolosi e sconsigliabili il ghiaino per gatti e la segatura fine.

Si può anche usare la carta di giornale a pezzi, ma solo se il coniglio non tende a rosicchiarla. Stesso discorso per stracci ed asciugamani, che vanno bene solo se il coniglio non li rosicchia: le fibre di stoffa, ingoiate, possono infatti causare una grave ostruzione intestinale.

Così come il coniglio in natura cerca rifugio dai predatori e dalle condizioni climatiche avverse nelle tane scavate nel terreno, allo stesso modo il nostro amichetto in casa sente la necessità di avere 1 luogo in cui ritirarsi quando si sente insicuro o ha bisogno di stare da solo: 1 casetta che funga da tana rappresenta quindi 1 necessità psicologica per il coniglio, che ne ricava 1 senso di protezione.

La soluzione più semplice consiste nell’utilizzare una scatola di cartone senza fondo (facendo ovviamente attenzione ad eliminare eventuali graffe metalliche o pezzi di nastro adesivo), nella quale ritagliare una apertura: se si sporca o si rovina, può tranquillamente essere gettata e rimpiazzata con una nuova. Chi è bravo con il bricolage, può invece costruire una casetta di legno o di compensato, assicurandosi di non usare materiali tossici, vernici comprese.

I conigli tendono ad urinare in 1 angolo della gabbia: collocando nel punto prescelto una cassetta igienica si facilita quindi molto la pulizia della gabbia stessa. Si possono usare le normali cassettine per gatti riempite con lettiera per gatti, evitando però quelle agglomeranti, pericolose se ingerite.

Come contenitore per il cibo andrà benissimo una ciotola di ceramica, che non può essere rosicchiata ed è difficile da rovesciare.

Il fieno può invece essere lasciato a disposizione in abbondanza dentro la gabbia.

Per l’acqua è consigliabile utilizzare gli abbeveratoi a goccia, che si appendono all’esterno della gabbia, e permettono all’animale di avere sempre a disposizione acqua pulita. Il loro funzionamento va però controllato tutti i giorni: possono infatti otturarsi o perdere, inzuppando così il fondo della gabbia.

Poichè il coniglio è da definirsi una creatura intelligente e vivace, ha bisogno di giochini che lo tengano impegnato, stimolandolo sia mentalmente, sia fisicamente. Se lasciato solo e senza nulla di interessante di cui occuparsi, si annoia infatti facilmente e per reazione tende a sviluppare comportamenti anomali, quali mangiare in maniera eccessiva, strapparsi il pelo o, se lasciato fuori dalla gabbia, distruggere i mobili. E visto che ama rosicchiare o spingere e lanciare in aria piccoli oggetti, sono indicati giochi come palline, giocattoli per neonati o altri oggetti di plastica dura, oggetti da rodere per cani, tubi di carta e rametti di legno di piante non tossiche, che possono anche essere appesi alla gabbia e lasciati penzolare. Ovviamente se notiamo che il coniglio tende ad ingerire la plastica, la carta o il cartone, evitiamo questi tipi di materiale.

DOVE METTERE LA GABBIA

Il posto ideale dove collocare la gabbia del coniglio è in un ambiente tranquillo ma nello stesso tempo non troppo isolato. L’animale non deve essere esposto a rumori molesti (televisore, stereo, lavastoviglie ecc…) nè essere insidiato da cani, gatti o bambini, che devono invece imparare a rispettarlo e non pretendere di tirarlo fuori dalla gabbia ogni volta che vogliono. D’altro canto un coniglio ben ambientato ed affezionato ai suoi proprietari desidera in qualche modo essere partecipe della vita della casa anche quando è dentro la gabbia.

La gabbia, inoltre, va collocata al riparo dalle correnti d’aria e soprattutto dal caldo eccessivo, che il coniglio non tollera, e non essere mai esposta alla luce diretta del sole. Ricordiamoci che la temperatura ideale per lui è 12 – 22°,e che i conigli sopportano molto meglio le temperature basse di quelle alte: mentre infatti in 1 tana ben riparata possono tollerare temperature vicine allo zero, sopra i 35° possono morire in poco tempo per 1 colpo di calore.

LA PULIZIA DELLA GABBIA

Per quanto possa sembrare scontato, è importante ribadire che l’igiene è importantissima per la salute del coniglio, e che non deve mai essere trascurata. La lettiera va cambiata ogni giorno o almeno a giorni alterni, mentre una volta alla settimana si deve procedere alla pulizia completa di tutta la gabbia e degli accessori, alloggiando nel frattempo l’animale in un luogo sicuro.

La gabbia va lavata con acqua e sapone, togliendo ogni incrostazione e risciacquandola con cura. Una volta lavata, va poi disinfettata con un prodotto adeguato, per esempio amuchina o lisoformio e nuovamente risciacquata abbondantemente. Una volta asciutta infine, provvederemo a ricoprirla con la lettiera pulita.

I contenitori dell’acqua e del cibo devono invece essere lavati tutti i giorni e disinfettati almeno due volte alla settimana.

 

 

UROLITIASI NEL CANE E NEL GATTO,UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO?

 

LE UROLITIASI SONO SICURAMENTE LE PATOLOGIE RIGUARDANTI L’APPARATO URINARIO CON RIPERCUSSIONI SISTEMICHE PIU’ FREQUENTI,ED IN ALCUNI CASI PIU’DRAMMATICHE. STATISTICAMENTE I TIPI DI UROLITI PIU’ COMUNI SONO RAPPRESENTATI DA PRECIPITATI DI FOSFATO AMMONIACALE DI MAGNESIO (PIU’ NOTA COME STRUVITE);ANCHE SE VA SOTTOLINEATO CHE QUASI MAI TROVIAMO UN SOLO TIPO DI MINERALE COINVOLTO E SONO MOLTEPLICI I MINERALI RISCONTRABILI IN CORSO DI UROLITIASI O DI ESAME DEL SEDIMENTO URINARIO,O DURANTE UN ECOGRAFIA. LE INFEZIONI DELLE VIE URINARIE E L’ALIMENTAZIONE SONO UN IMPORTANTE FATTORE PREDISPONENTE ALLA FORMAZIONE DEI CALCOLI DI STRUVITE NEL CANE E  NEL GATTO(A CUI VA AGGIUNTO LO STRESS COME FATTORE DI RISCHIO). IL PROBLEMA SEMBRA ESSERE DI PIU’ FREQUENTE RISCONTRO CLINICO NEL GATTO E PARE ANCHE CHE CI SIA UNA CERTA STAGIONALITA’ TUTTAVIA NON SEMPRE DIMOSTRATA,MA NON E’ RARO AVERE PERIODI IN CUI ARRIVANO PIU’ GATTI NELLO STESSO MESE OD ADDIRITTURA NELLA STESSA SETTIMANA CON IL MEDESIMO PROBLEMA,SEPPUR ABBIANO PROVENIENZA,ABITUDINI ED ALIMENTAZIONI TOTALMENTE DIVERSE. PER QUANTO RIGUARDA IL CANE SEMBRA DA ALCUNI STUDI CHE I CANI DI RAZZA SCHNAUZER NANO SIANO PARTICOLARMENTE PREDISPOSTI PER LA FORMAZIONE DI STRUVITE. NEL GATTO INVECE SEMBRA NON VI SIA PARTICOLARE PREDISPOSIZIONE FAMILIARE. LA DIAGNOSI PER IL MEDICO VETERINARIO E’ MOLTO SEMPLICE IN CASO DI OSTRUZIONE TOTALE,MA A VOLTE NON E’ COSI SEMPLICE PER IL PROPRIETARIO POICHE’ SPESSO NON CONOSCE BENE IL PROBLEMA O SEMPLICEMENTE IL GATTO E’ ABITUATO AD URINARE ALL’ESTERNO E QUINDI LA DIAGNOSI SPESSO E TARDIVA CON ESITO ANCHE FATALE SE NON SI INTERVIENE TEMPESTIVAMENTE AL FINE DI TRATTARE L’INSUFFICIENZA RENALE ACUTA DI ORIGINE POST RENALE CHE ESITA IN SINDROME UREMICA. MOLTO PIU’SEMPLICE NEL CANE INVECE E’ NOTARE PER IL PROPRIETARIO  DIFFICOLTA’ AD URINARE CON EVIDENTE FASTIDIO ED IMBARAZZO.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SI INVITANO I LETTORI A RIVOLGERSI AL PROPRIO VETERINARIO OD INFORMARSI ATTRAVERSO I MAGGIORI MEZZI DI COMUNICAZIONE DISPONIBILI CONTENENTI ARTICOLI DI SICURO VALORE SCIENTIFICO.

 

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO: ”MEDICINA INTERNA DEL CANE E DEL GATTO” R.NELSON &G. COUTO seconda edizione italiana